Area Megalitica di Saint-Martin-de-Corléans

Questo sito preistorico, unico nel suo genere, è un parco archeologico che si trova ad Ovest di Aosta, quasi al confine con il comune di Sarre.

Aperto al pubblico dal 24 Giugno del 2016, è posto nella parte occidentale della città e si estende per 10.000 mq ed affonda le sue radici alla fine del V millennio a.C. ed è dunque un sito neolitico unico al mondo, soprattutto nel panorama paletno-archeologico Italiano.
Si tratta di un parco archeologico, che racchiude la parte espositiva dello scavo e la parte musealizzata che con l’aiuto di moderni dispositivi tecnologici aiuta a capire meglio quali sono le fasi di sviluppo del sito, contestualizzando i reperti ivi trovati.
Il suo allestimento,  presenta l’area nella sua interezza attraverso un suggestivo gioco di luci (sono impiegati 500 corpi illuminanti a LED) che riproducono il ciclico passaggio dal giorno alla notte, coinvolgendo non solo la parte visiva dello spettatore, ma anche quella emozionale: al di là del suo grandissimo valore storico è l’allestimento che riesce a connettere i sensi dello spettatore con quello che doveva essere il ruolo spirituale di questo luogo. Oltre a ciò la parte museale è ben articolata, al suo interno dispositivi touch screen mostrano come doveva apparire l’area megalitica di Saint Martin-de-Corléans in epoca preistorica, senza tralasciare i luoghi limitrofi e le materie reperibili all’epoca, così da avere un’idea d’insieme.

La caratteristica di questa area megalitica sta nel fatto che tutte le azioni in essa riscontrate che vanno dall’aratura, ai pozzi, all’innalzamento dei pali, ed infine l’utilizzo dei Dolmen, sono riconducibili ad un rituale sacro con nessun fine pratico.

il primo intervento umano documentato a Saint-Martin-de-Corléans è  l’aratura, ed è riconducibile all’epoca del 4.200 a.C.  Non si tratta di un’aratura a scopo di coltivazione, ma va interpretata come azione rituale, i solchi si aprono su un terreno sabbioso-limoso bruno rossastro e sono regolari, incisi ad una profondità di 20 cm a profilo triangolare, formando linee parallele con un andamento che segue un modesto rilievo orientato Nord-Est – Sud-Ovest, la cosa curiosa è che lo stesso allineamento lo ritroveremo nell’allineamento dei pali e delle stele così come per alcune tombe.

Tra il 4.100 e il 3.950 a.C. vengono scavati 15 pozzi e circa mille anni dopo i pali lignei. “In un pozzo sono stati rinvenuti una macina e una macinella per la molitura dei cereali”11 I pozzi sono stati scavati nell’area Nord del sito, la quale era interessata da un intervento di aratura non più visibile: sono fosse dalla forma cilindrica o subcilindrica talora con restringimenti, che variano in larghezza, profondità e contenuto. Cinque (pozzi C, D, G, O, P) hanno un diametro superiore a 1,80 metri e una profondità che può arrivare in qualche caso quasi a 2 metri (pozzo O). Altre quattro fosse (pozzi A, F, I, S) hanno dimensioni minori con diametro fra 1 e 1,50 metri. Anch’esse contengono vari livelli di riempimento. Sono attestate anche fosse e fossette più piccole, talvolta disposte vicino alle grandi strutture e probabilmente in relazione con esse. In molti pozzi sono stati rinvenuti resti lignei e residui vegetali carbonizzati, in particolar modo appartenenti a cereali. Alcuni campioni di materiale organico sono stati datati con il metodo del radiocarbonio ricostruendo l’uso dei pozzi tra il 4.300 e il 3.950 a.C. La datazione più puntuale è stata ottenuta dai semi di cereali rinvenuti dal pozzo P.

Si passa poi all’innalzamento dei pali che si segnala tra la fine del IV e gli inizi del II millennio a.C. , resti carbonizzati di larice e pino silvestre sono stati ritrovati nelle buche di alloggiamento, questi pali erano sostenuti da pietre di rincalzo.
I pali presenti nell’area megalitica sono ventiquattro, i loro allineamenti sono presenti sia nell’area Nord che in quella Sud : nel settore NordEst i pali sono orientati NordEst-SudOvest ed anche in questo caso il loro utilizzo viene messo in relazione all’attività rituale a cui è riconducibile il rinvenimento di crani di bovide posti sul fondo della fossa di impianto.

Siamo ancora in pieno innalzamento dei pali (anche della loro sostituzione) e, quasi coeve, appaiono le stele antropomorfe in pietra: esse si dispongono in continuità con la successione dei pali o seguendo linee ortogonali e parallele. L’uso dei pali lignei era sostenuto dall’impiego di un materiale di facile reperibilità; pur non conoscendo l’idea ispiratrice di queste strutture, l’ipotesi è quella che si trattasse della venerazione di figure ancestrali, come se si trattasse di un santuario.